martedì 21 giugno 2016

Ho Ucciso Napoleone di Giorgia farina.2015

«tutte le volte che esco con un uomo penso se è lui il padre con cui voglio che i miei figli trascorrano due weekend al mese» Il primo film di Giorgia Farina è Amiche da morire, ed è un piccolo gioiello di scrittura di Fabio Bonifacci. Ho Ucciso Napoleone ,invece, è una sceneggiatura scritta dalla stessa Giorgia Farina (aiutata da Federica Pontremoli) molto più nonsense. Una commedia pulp, dall'umorismo inglese, che, porta Anita (addetta alle risorse umane in una casa farmaeutica) a ritrovarsi, seduta sull'altalena di un parco giochi, licenziata in tronco e incinta del suo capo Paride alias Adriano Giannini, sposato padre di famiglia di cui è amante clandestina, ma anche che la conduce con glaciale freddezza a pretendere che tutto torni come prima, inclusa la libertà di non impegnata sentimentalmente senza figli. Non male la prima parte, meno la seconda chesconfina troppo nel surreale, per poi arrivare ad una salomonica conclusione con Anita riassunta in azienda e (apparentemente) di nuovo legata al suo capo. Biagio, una volta scoperte le sue malefatte, fugge all’estero e riesce a farsi assumere a Parigi da un’altra azienda (ignara della sua vera personalità). Il titolo riprende un’azione compiuta da Anita nel corso del film: non sapendo cosa farsene, uccide Napoleone, il pesce rosso che le è stato temporaneamente affidato da una bambina che vive con la propria famiglia nell’appartamento accanto al suo.

domenica 19 giugno 2016

To the Wonder di Terrence Malick. 2012

Forse solo David Lynch, negli ultimi venticinque anni, è riuscito a costruire un mondo audiovisivo così denso e originale nel conformismo del cinema americano. Come lui, Malick. “Neonata. Apro gli occhi. Fondo. Nella notte eterna. Una scintilla”: sono le prime parole pronunciate dalla voce interiore di Marina (Olga Kurylenko) Perchè anche qui, come già in The Tree of Life, l’essere umano è caduto nel mondo, gettato nella prigione terrestre, addormentato, ignaro della propria reclusione nella vita mortale e dimentico della scintilla divina che, sopita, dimora in lui. Venire al mondo significa dunque precipitare nell’oscurità della materia, nell’inconsapevolezza della propria origine, nella perdizione. La creazione non è opera della bontà divina, ma il prodotto di una divinità malvagia (Demiurgo): è tenebra, divisione, incompletezza, corruzione. Creazione sta per catastrofe, in una parola. E quindi l’amorosa meraviglia evocata e raffigurata non è che un ininterrotto e seducente catalogo di errori.Neil, ispettore ambientale, incontra Marina, madre single che vive a Parigi con la figlia, Tatiana, dopo che il compagno l'ha lasciata. Quando incontra Neil si innamora perdutamente e decide di lasciare la Francia per gli USA. Qui però la bambina fatica ad ambientarsi e Neil non sembra in grado di amare la donna fino in fondo. Per questo, alla scandenza del permesso di soggiorno, Marina decide di tornare a Parigi, mentre Neil riallaccia il rapporto con una sua amica d'infanzia. Marina, tuttavia, dopo che la figlia torna a vivere con il padre, decide nuovamente di tornare in America per sposare Neil, che dovrà scegliere a chi rivolgere i propri sentimenti. Una storia che in qualche modo si intreccia con quella di Quintana (Javier Bardem), un prete cattolico che di fronte ai mali della società nutre dei dubbi nei confronti della sua vocazione. Credere nell’incorruttibilità della relazione sentimentale, anche quella del sacerdozio, significa consacrarsi alla menzogna, scambiare l’ignoranza per conoscenza, l’apparenza per verità: “Questa certezza è così forte che ti appartengo”, mormora sempre Marina che presto tradirà il marito Neil, scoprendo dentro di sé l’esistenza di nature conflittuali (“Dio mio, che guerra crudele. Ci sono due donne dentro di me. Una piena di amore per te, l’altra mi tira verso la terra”).

lunedì 6 giugno 2016

Nymphomaniac di Lars von Trier. 2011

Ho amato Nymphomaniac di Lars Von Trier fin dalla scena d'apertura, che rompe un lungo silenzio con “Fuhre Mich“ dei Rammstein. La regia è eccelsa.Nymphomaniac è uno dei rari film di Von Trier a non aver debuttato al Festival di Cannes, da cui il regista venne cacciato nel 2011 per alcune dichiarazioni sconcertanti sul nazismo. Un nero prolungato che dura per un po' di tempo, sicuramente più del dovuto.Nymphomaniac si apre così e ci racconta la storia della ninfomane Joe da quando era bambina fino all'età adulta. Non è un film scandalo (altrimenti ve ne avrei parlato già da tempo) A livello sessuale ci sono un paio di pompini, una penetrazione, qualche scopatina e una lunga ed eterogenea galleria fotografica di peni. È semmai il tentativo di von Trier di racchiudere tutto il suo cinema in un'opera "definitiva" che va avanti per accumulo continuo di cose, idee, pensieri. La scena migliore si ha quando un frequentatore di Joe lascia la famiglia per lei, ecco che arriva Mrs H, (Uma Thurman) con figli al seguito pronta a far vedere ai bambini come sarà la nuova vita del loro papà che ha abbandonato la famiglia e che non li vuole più intorno. Una gita nella casa della ninfomane come se si trovasse dentro ad un museo, accuse fatte con sorrisi appena accennati e urli, di disperazione, più che di rabbia. In conclusione, Nymphomaniac è un film molto oscuro, ma con un senso dell'humor molto intelligente. Forse è un po' troppo lento (ma la lentezza aiuta lo spettatore nella riflessione), le musiche sono ottime, i dialoghi sono di alto livello, alcune scene potrebbero scandalizzare alcuni spettatori. Il film tratta argomenti originali, e le scene meno scioccanti sono proprio quelle di sesso. Quindi, dimenticavi del sesso. Ah, 10 e lode a Stacy Martin, è una gnoccolona, anche se ha le tette piccole.

lunedì 30 maggio 2016

Synecdoche, New York, di Charlie Kaufman. 2014

Synecdoche, New York ha avuto sua prima mondiale a Cannes 2008, solo che da allora è rimasto nel freezer della distribuzione italiana – sei anni! – , e tirato fuori e messo nel microonde a scongelare solo nel 2014, in estate, per chissà quale imperscrutabili motivi. Scia mediatica dell'attore protagonista? Forse. L'attore è qui un regista Sta preparando un allestimento di Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller con attori molto più giovani dei loro personaggi ed è, come ogni regista alla vigilia della prima, assai teso. La moglie è un' artista di ritratti-miniatura che ricordano i corpi alterati e sfatti di Lucien Freud e Francis Bacon,ma qualcosa non funziona, il matrimonio non marcia nonostante l’apparente tranquillità. Poi Adele, decide di prendersi la solita quanto ipocrita pausa di riflessione trasferendosi a Berlino, laboratorio di ogni sperimentazione (esistenziale, artistica), e portandoci pure la figlia. Caduta abissale di Caden, che da tempo del resto vede e sente il suo corpo indebolirsi, decomporsi, ammalarsi.La sineddoche qui è il grande schermo per il cinema, un film junghiano. Adele raggiunge la piccola Olive in bagno, che ha finito di fare i suoi bisogni. Dopo aver pulito la figlia, però, Adele si accorge che la cacca lasciata sulla carta igienica è verde. “Non è un problema, tesoro” dice Adele a una preoccupata Olive, “devi aver mangiato qualcosa di verde”. La cacca è una figura centrale in Synecdoche. In un’altra scena vediamo Caden sezionare le sue feci con un cucchiaio, in cerca di tracce di sangue. Si parla di feci dal dottore e in macchina. Caden parla del colore delle sue feci con Sammy (“Non l’ho mai vista grigia, la tua cacca” gli dice Sammy, che lo segue anche in bagno per studiare la parte. “E’ la prima volta”, gli risponde Caden). Ma anche la pipì gioca un ruolo di rilievo. Pipì dal colore improbabile, ovviamente. E pustole sulle gambe. E infiammazioni cutanee in faccia. Attacchi epilettici. Prosciugamento delle lacrime (in una scena meravigliosa, Caden deve mettersi alcune gocce di lacrime artificiali sugli occhi per potere piangere dinanzi a una dolorosissima scoperta). Problemi respiratori. I rifiuti del corpo umano, andati a male, sono i primi segni di un disfacimento fisico, reale o immaginario (forse la letteralizzazione di una violentissima ipocondria), che si fa bizzarramente vecchiaia (il tempo che passa è indecifrabile) e morte. Caden piange prima e dopo i suoi rapporti sessuali, ma tra le donne che attraversano il mondo di Caden, Hazel è quella che sembra riempirlo maggiormente di calore e speranza. Innamorata di Caden sin da quando era impiegata al botteghino del teatro locale di Shenectady, poi sua fedele assistente durante l’immane allestimento del suo opus magnum, Hazel sta accanto a Caden fino alla fine. Hazel compra una casa che è perennemente in fiamme (“I venditori sono fortemente motivati in questo momento” le dice l’agente immobiliare), sposa un ragazzo del luogo (il figlio dell’agente immobiliare, che vive nello scantinato: “Se non le dà fastidio”, le dice l’agente durante la visita della casa), invecchia, ma è sempre innamorata di Caden allo stesso modo. Quando Caden infine accetta la serenità che Hazel gli sta offrendo da decenni, è troppo tardi. Hazel morirà il mattino dopo quel loro tardivo incontro e Caden deciderà che la sua opera si svolgerà lungo l’arco di una sola giornata: “il giorno prima della tua morte, Hazel: il giorno più felice della mia vita”.

lunedì 16 maggio 2016

Un ragazzo d'oro di Pupi Avati. 2014

Dedicato a chi pensa che la narrativa sia solo un sogno inarrivabile. Ad un ragazzo d'oro muore il padre.Sucidio? Distrazione? Oppure peggio, omicidio? I racconti di Davide vengono rifiutati dall’ennesimo editore, il quale gli suggerisce di scrivere un romanzo. Ma lui non ce la fa. E’ un salto troppo in alto. E poi: “Se avessi scritto Sotto il vulcano… non sarei certamente qui”. Scamarcio ha una dizione snob, quella puzza sotto il naso fastidiosa nei confronti del passato da cinematografaro pop del papà, una insistita retorica (“Io ho chiuso con la scrittura!”) e il piacere tipico dei frustrati di naufragare nell’autocommiserazione sfruttando vigliaccamente “quel rapporto orrendo” col papà per giustificare ogni fallimento. Alla morte del padre torna a Roma, nella casa natia, e come in L’inquilino del terzo piano di Polanski perde l'identità per vestire quella del genitore morto, nel vano tentativo di capirlo, finalmente, e riscattarlo. Del tutto inutile la storia con la fidanzata Silvia (la Capotondi) e proprio ridicole alcune scene, e, sorvolando sul penoso doppiaggio della protagonista di Basic instinct, l'impressione generale non si discosta molto da quella di trovarsi dinanzi ad una noiosa puntata di una soap opera.

lunedì 9 maggio 2016

Nebraska di Alexander Payne. 2014

Un road-movie per avvicinarsi a quel padre un po'distante per trovare una comprensione e conoscenza reciproca. Per resitituirsi dignità a vicenda. La cornice è il Midwest con i suoi tipi silenziosi e buffi, camicia a scacchi e pantaloni sdruciti, personificati da un eccellente frastornato e claudicante Bruce Dern. "Ha l'Alzheimer?", chiedono di lui. "Crede a ciò che gli dicono", risponde secco il figlio. Mi ha affascinato non poco il surrealsimo della famiglia che guarda la tv, la frontalità astratta, sospesa, di certe immagini.

lunedì 11 aprile 2016

La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky. 1973

Movimenti di macchina freddi e precisi.Inquadratura frontale e soggetto perfettamente al centro. Luoghi minimals, ridotti al minimo, essenziali, non luoghi, perchè il dove non importa. Il ladro (gesù) che è il protagonista è steso a terra, forse ubriaco, con il volto ricoperto di insetti, a significazione dell'inutilità. Un uomo senza arti lo sveglia e Gesù scaccia uno stuolo di ragazzini che curiosi gli si sono fatti intorno. E' la fase adolescenziale che termina, comincia la sua crescrita.Libera in aria con dei palloncini il suo calco, lascia la sua parte esteriore, il suo ego, comincia la sua crescita spirituale. Il Maestro gli toglie un tumore dalla nuca, trasforma i suoi escrementi in oro. Gli presenta altri sette discepoli, ognuno rappresentante un pianeta: Venere, pianeta della bellezza e del narcisismo, come critica verso l'esteriorità.Marte mostra posizioni omosessuali come se fossero studiate al microscopio, con una critica alle guerre di religione. Giove su cui si irride l'arte moderna concentrata sull'estetica. Saturno, vengono mostrate armi giocattolo per educare i bambini alla guerra,critica verso l’educazione sbagliata e distruttiva. Urano, con un complesso edipico tra la “madre universale” e il figlio (non me li ricordo tutti...) Comincia poi la seconda parte: cambia il periodo storico, siamo nella modernità, e il cielo fa da ponte tra la prima e la seconda parte. All’interno della torre i discepoli si allontanano dalla vita materiale bruciando i soldi (ognuno in un modo diverso, a seconda delle diverse personalità) e i calchi dei loro corpi, in una stanza gialla con un grande occhio al centro. L’occhio simboleggia sia l’inizio di una nuova visione della vita da parte dei discepoli, sia il cambiamento stilistico di questa seconda parte, basato più su uno sguardo diretto verso la realtà.

Coming Soon