sabato 13 agosto 2016

Il Club (El Club) di Pablo Larraín. 2015

Pablo Larraín. appena quarantenne e cinque film capolavoro. Il Club (El Club) e si apre con dei versetti strappati alla Genesi: “Dio vide che la luce era cosa buona, e separò la luce dalle tenebre”.
Quattro preti vivono insieme in una casa al confine del mondo, ognuno di loro deve espiare una colpa, laddove senza gli abiti talari indosso si parlerebbe di crimini, quali pedofilia e traffico di minori. Una suora si prende cura di loro, fa da supervisore: esistenza sedata e rigidamente controllata, routine e preghiera, regole esaustive e allontanamento dal mondo. Può durare? No, arriva Sandokan, la voce che grisa nel deserto e fa ritornare a galla il passato: “Penetrazione”, “eiaculazione”, “prepuzio”, il suo mantra è esplicito, fanciullesco, torturato tra significato e significante.il refrain di Sandokan forza l’empatia, tortura le coscienze, perché ha la forza dolorosa del migliore cinema, ossia l’evocazione. quelle molestie s tupri vengono solo descritti, Larraín non si accanisce, ma nemmeno allevia la sofferenza. La posizione morale è la nostra: non solo è scomoda, fa male.Alla Chiesa, a Bergoglio (diciamolo pure) non spaenta l'inferno, ma l'opinione pubblica, la stampa Non c'è un vero pentimento, questo denuncia la pellica, anche suor Monica, la vigilante, racconta di una sua adozione: una bambina picchiata e maltrattata da lei, ma nega l’accaduto e incolpa sua madre di razzismo.

venerdì 12 agosto 2016

The Counselor - Il procuratore di Ridley Scott. 2013

“Io amo le donne intelligenti, ma sono un hobby costoso”
A Juarez. desolata località al confine col Messico tra pick-up e moto in preda ad eccessi di velocità, tra le lenzuola del procuratore del titolo di cui non sapremo mai il nome, Michael Fassbender intrecciato alle sinuose curve di Penelope Cruz, le pratica un cunnilingus (invidia pura) Il suo problema principale è però la liquidità e l’impossibilità di mantenere il suo stile da viveur a cui è abituato. L’occasione giusta si presenta sotto forma di un unico, redditizio affare con il Cartello messicano. Il film sembra suggerire che questo tipi di compromessi sono innati negli uomini. Anche l’amore più puro, così come il diamante scevro da imperfezioni, è pura utopia in questo universo immorale e si declina piuttosto in una ossessione per il sesso ampiamente distorta. Memorabile la scena che mi ha eccitata tantissimo: una perfetta controfigura di Cameron Diaz, in tenuta leopardata, usa il parabrezza di una gialla Ferrari, strusciandosi smutandata e depilata di fronte all’attonito Bardem nell’abitacolo.

sabato 6 agosto 2016

Non è un paese per vecchi di Joel & Ethan Coen. 2007

Quattro Oscar: Non E' un Paese per Vecchi arraffa metà delle statuette per le quali era in corsa. Miglior regia, miglior film, sceneggiatura non originale e attore non protagonista (Javier Bardem). Texas, fine anni '70. In seguito a una sparatoria tra narcotrafficanti avvenuta nel deserto, un reduce del Vietnam, trova sul luogo della strage, in pieno deserto, una valigetta con due milioni di dollari. Questa sarà la sua condanna: infatti, dopo averla presa, la sua vita diventerà un inferno. Sulle sue tracce si metterà Javier Bardem, uno spietato serial killer, a conoscenza del contenuto della valigia. Un uomo folle, che non esita a uccidere per puro piacere, e che lascerà durante il suo inseguimento una lunga scia di morte.
Adattamento del romanzo di Cormac McCarthy, il film dei Coen è perfetto. Al vecchio e malinconico sceriffo Bell il ruolo di (impotente) interprete morale dei fatti e dei tempi che corrono. L'esito è mortifero: l'anelito etico dello sceriffo è tanto intenso quanto vago e inutile. Perchè alla fine il male vince: Anton uccide Llewelyn e riprende possesso della valigetta, lo sceriffo che non è riuscito a proteggere l’uomo come doveva proteggere, decide alla fine di appendere il cinturone al chiodo e di andare in pensione. Il cattivo vince e il buono si arrende. Non se ne vedono tante di storie così, eh?

venerdì 5 agosto 2016

Seta di F. Girard, 2007

"Tornate o io ne morirò."
Bastano queste poche parole scritte in giapponese per far perdere i lumi della ragione al giovane francese Hervè – novello sposo di Helene – e per non dimenticarsi più della giovane giapponesina incontrata in un suo viaggio in Oriente. Girard affermò di essersi attenuto il più fedelmente possibile alle pagine del romanzo, e che lo stesso Baricco aveva controllato il risultato delle riprese e seguì la lavorazione, dando anche qualche consiglio qua e là. Il risultato è un film sottotono, bello esteticamente ma senza spessore, vuoto: in pratica bello senz'anima.Dalla Francia alla Turchia, le uova dei bachi da seta manifestano una strana malattia, così Baldabiou incarica Hervé di andare in Egitto a comprare bachi non ancora infetti. Quando Hervé torna dal suo viaggio, Baldabiou scopre che anche questi bachi sono stati contagiati. Baldabiou allora implora Hervé di andare più lontano... alla fine del mondo, nell’unico luogo dove le uova di baco da seta sono perfette.
Michael Pitt, nel ruolo del protagonista, è meno espressivo dei bachi da seta che devono ancora schiudersi, attraverso i suoi occhi ci annoiamo mentre offre allo spettatore una scarsa interpretazione, molto piatta e monocorde.Il film si apre con la ragazza giapponese che si immerge nelle acque di un lago orientale e si chiude – in maniera circolare- con la figura della moglie che si immerge nelle stesse acque a dimostrazione del fatto che, capendo i suoi errori, ha cancellato dalla memoria dei ricordi legati alla donna giapponese.

giovedì 4 agosto 2016

Elephant di Gus Van Sant. 2003

Una highschool americana, in un mattino qualsiasi, pochi minuti prima che passasse alla storia ospitando la sua sanguinosa strage."Questa deve essere una giornata divertente"; così dice, più o meno, uno dei due ragazzi che di lì a poco farà una strage nel liceo Colombine. Si passa in rassegna il quotidiano degli studenti, immersi nel vuoto del proprio habitat naturale.La macchina segue i ragazzi di spalle, sono attori non professionisti e li lascia improvvisare.
Il tempo della narrazione è stagnante: come un disco inceppato, viene continuamente ripercorso, seguendo le tracce dei diversi personaggi che in comune hanno solo la propria incomunicabilità. Il racconto li abbandona momentaneamente per ritrovarli dove li ha lasciati e per farli procedere di pochi passi alla volta. Al fianco di studenti disinvolti ce ne sono altri con evidenti problemi di autostima. Nel loro abbigliamento da ginnastica accollato e dietro un paio di occhiali concentrati sulla gestione dei libri della biblioteca, alberga la goffaggine, la paura del proprio odore, l'inno prematuramente accelerato al pudore, in modo da tener celata la vergogna nel mostrare la fisicità. L'elefante del titolo è quello "della sala da pranzo"che gli americani non si accorgono di avere, impegnati come sono a espandere e celebrare la propria cultura.In quella scuola sono morte 15 persone, altre 28 sono rimaste ferite. Perché? Il documentario di Michael Moore ha vinto l'Oscar in America, questo film di Gus Van Sant la Palma d'Oro a Cannes, ma una ragione a questo massacro ancora non si è trovata.

domenica 31 luglio 2016

Lost in translation, Sofia Coppola. 2003

La maschera malinconica e beffarda di Bill Murray cattura e innamora. Il film, opera seconda di Sofia Coppola, racconta l'incontro di due americani al Park Hyatt Hotel di Tokyo: lui è Bob Harris, un maturo attore hollywoodiano, avviato sul viale del tramonto, che è nella capitale nipponica per girare uno spot pubblicitario e per partecipare ad una trasmissione televisiva.Lei è Charlotte, una giovanissima neolaureata in filosofia, al seguito del marito John, fotografo di moda.
Entrambi si ritrovano spaesati e annoiati negli spazi vuoti dell'hotel, a contatto con una cultura aliena, fatta di soffocante gentilezza e formalismo, karaoke, videogiochi e voglia di emulazione di modelli occidentali un po' triti.Nel silenzio delle notti insonni, i due finiscono per incontrarsi negli ascensori, in piscina, nei corridoi e al bar. La moglie di Bob gli invia in Giappone i campioni della nuova moquette e lo chiama nel cuore della notte, dimentica del fuso orario, per uno scambio di pareri, intervallato dai silenzi e dai ritardi della comunicazione intercontinentale.L'ambientazione in un paese straniero, straniero per tutti, ha del geniale, non c'è lingua che si comprenda, non c'è gesto che risulti familiare a nessuno dei due, il Giappone come specchio della propria vita: solitudine, estraneità, necessità di una guida, di conforto, di affetto. E poi una chiamata, eccomi, eccoti, un saluto, un abbraccio in mezzo alle luci, una voglia di fare l'amore che si farà attendere ancora a lungo e che poi non vedremo. Struggente la scena finale, mi sono commossa: non si percepisce cosa lui le sussurri all'orecchio, ma lei smette di piangere.penso il messaggio della Coppola sia che siamo tutti persi. Perchè abbiamo perso la capacità di tradurre ciò che abbiamo dentro, e le ragioni del cuore, sostiene Pereira

sabato 23 luglio 2016

The German Doctor - Wakolda di Lucía Puenzo. 2014

Patagonia, anni Sessanta. Una famiglia argentina conosce un elegante medico tedesco, che non stenta a rivelare un singolare interesse per il corpo fin troppo esile della giovane figlia della coppia, Lilith. curiosità scientifica per la sproporzione tra l'età dichiarata dalla fanciulla e il suo fisico minuto e per la madre, incinta di due gemelli. Poco efficace dal punto di vista drammatico (e fin troppo allusivo nel delineare il contesto storico - al punto che rimane marginale la complicità dell'America Latina nel proteggere i nazisti latitanti oltre i sorrisi e l'educata reticenza del perbenismo borghese), il film cresce nei momenti in cui instaura un dialogo più stretto con i temi prediletti della Puenzo, tra cui spicca la diversità fisica che era già al centro del suo buon esordio "XXY". Assolutamente suggestivi i paesaggi Argentini che di fatto sono parte integrante della storia di Lucìa Puenzo che si interroga sul perché il suo paese abbia ospitato di buon grado tanti nazisti e sul perché molte famiglie argentine diventarono complici di questi uomini.

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