lunedì 5 gennaio 2015

Giorni e nuvole di Silvio Soldini. 2007

"...Erano gli ultimi fuochi! Da domani pane e cipolla, va bene?!...".
Le nuvole del titolo sono quelle di Genova (città dove si svolge il film)protagonisti: una coppia altoborghese viziata; il denaro come metro di felicità; il pregiudizio verso le nuove generazioni. Margherita Buy mantenuta dal marito si laurea in beni culturali e alla sua festa di laurea canta -stonando- Nada, il marito è Antonio Albanese che perde il lavoro: era un manager nautico che viene fatto fuori dalla sua stessa azienda perché troppo etico e troppo poco aggressivo.. Di grande levatura la scena in cui incontra la figlia quando fa il pony express! L'orgoglio ritrovato quando dice all'ex-socio: "Io sono nella merda, ma tu sei una merda!" Affascinante, vero.

domenica 4 gennaio 2015

7 km da Gerusalemme di Claudio Malaponti. 2007

“vado a Gerusalemme”, “come mai a Gerusalemme?”, “perchè non ho nient’altro da fare qui”.
Due discepoli lungo la strada da Gerusalemme a Emmaus, che nella Bibbia è indicata come una località a sette miglia (e non sette km) dalla città Santa si imbattono in Cristo risorto. Non lo riconoscono e lo invitano a fermarsi con loro per la notte. Nel momento in cui l'ospite spezza il pane viene immediatamente riconosciuto, ma scompare. E'la cena di Emmaus, in questo film riproposta in chiave moderna, con personaggi moderni. Alessandro Forte è un pubblicitario che attraversa una profonda crisi interiore e sulla via di Emmaus si imbatte proprio in Gesù, che si offre di guidarlo e di prenderlo come nuovo discepolo, affidandogli una serie di missioni. Gesù è il solito rabbino/filosofo che le Scritture ci propinano. kitsch e cattivo gusto, un film veramente poco riuscito e non solo per me che sono atea. Voto:4

sabato 3 gennaio 2015

Pollo alle prugne di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud. 2011

“Colei che hai perduto sarà in ogni nota che uscirà dalle tue dita”.
Otto giorni per smettere di esistere. Era il 2007 quando Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud vincevano il Premio della Regia al Festival di Cannes con il lungometraggio d'animazione "Persepolis", tratto dall'omonimo graphic-novel della Satrapi. Qui siamo nella Teheran degli anni Cinquanta. Nasser Ali è un violinista di incredibile talento, che, durante una delle solite litigate con l'intransigente consorte, vede l'adorato strumento scagliato a terra dalla donna, distrutto per sempre. Decide quindi di "lasciarsi morire", chiudendosi per sette giorni nella sua camera da letto, senza magiare né bere, solo con i suoi ricordi. Rispetto a Persepolis l'Iran non è più teatro di scontri e ingiustizia sociale, ma diventa un'ambientazione da favoletta nella millenaria cultura persiana. Una cornice narrativa e varie parentesi temporali di visioni e ricordi di Nasser Ali in cui Teheran sembra tratteggiata con lo stesso spirito intimista e lo stesso gusto per la suggestione romantica della Rimini felliniana di "Amarcord". L’ambientazione e la voce fuori campo ci suggeriscono che la vicenda è situata negli anni immediatamente successivi al colpo di Stato degli Stati Uniti del 1953 e non può non evidenziarsi, a un occhio esperto, la dissacrante sequenza, nella quale la regista punta il dito sulla cultura stelle e strisce (ingrassante e ottusa), importata nel paese asiatico. Inoltre la protagonista femminile si trascina un nome inusuale e non casuale – Iran – e la pellicola ci suggerisce come la sua figura (eterea e perduta) sia il riflesso abbagliante di un paese che non esiste più. Come la citazione dell'abbraccio (più materno che sensuale) nell'enorme seno di una Sophia Loren avvolta dalle ombre oscure del sogno, un desiderio dimenticato che permette al povero protagonista di trascorrere l'unica notte nel sonno e nella beatitudine.
Pernacchia irritante e impertinente di un figlio ottuso che non ha ereditato la sensibilità artistica del padre messa in scena con siparietto platonico, al quale contrapporre l'avvenire del figlio visto come una sit-com americana kitsch e a basso costo. E'la perdita del suo amore unico che fa suonare così divinamente Nassar Ali, l'uomo si farà poi convincere dalla madre a sposare l'erudita e bruttina Faranguisse, ma la storia non decollerà mai e sarà il motivo portante del film che spinge l'uomo a viaggiare per tutta la durata in questa bolla onirica: rivedrà la madre (accanita fumatrice svanita in una nube di fumo) e la sua amata Irane (il rimpianto di una vita), poi conoscerà Azraele (un angelo della morte giovane e simpatico) e sognerà le desolanti proiezioni future dei suoi figli. La dolce Irane (Golshifteh Farahani) è metafora dell’ardore per la terra natia, che seduce ma respinge, che affascina ma incatena e che, con laconica discrezione, osserva impotente la maestosa bellezza dei suoi frutti più lontani. Pollo alle prugne si rivela dunque una dichiarazione d’amore e allo stesso tempo di un concesso perdono verso il proprio Paese prigioniero del giogo di un regime teocratico, nella consapevolezza che, se da un lato è impossibile l’agognato ritorno, dall’altro è altrettanto irraggiungibile – come artista e come persona – la piena dimensione del sé in una terra nuova e straniera.
Infatti, a fine gennaio 2012 è stato ufficializzato da parte del governo iraniano il confinamento perenne della splendida Golshifteh Farahani. Fortemente contaminato da un registro surreale e grottesco che pare stringere una forte parentela con i lavori di Jean-Pierre Jeunet (palese il riferimento a Delicatessen nella scena degli occhiali)e continua idealmente Persepolis. Da non perdere.

lunedì 29 dicembre 2014

Closer di Mike Nichols. 2004

“Chi ama a prima vista tradisce ad ogni sguardo” La sceneggiatura più forte e potente del 2004: essere folgorati su una strada di Londra, ma quella fotografa per la foto di copertina del libro...in realtà lei non cede, così lo scrittore, per dispetto, inizia una conversazione in chat con il dermatologo Larry e, fingendosi Anna, gli combina un appuntamento, facendolo incontrare con lei senza dirle nulla. Inaspettatamente, i due si piacciono e il loro reciproco interesse li porterà a vivere insieme. Dan continuerà a cercare Anna, che, alla fine, deciderà di stare con lui, lasciando Larry. “Perché me l’hai detto?” “Perché non volevo mentirti!” “Perché?” “Perché ti amo.” Ecco il punto: l’amore o la verità? La bellezza eterea di una foto o la realtà che delude? Quanto conta la sincerità in un rapporto intimo? Scabrosità senza nudità volgari, è questa la potenza della pellicola che ho scelto per augurarvi un buon 2015, perchè il sesso è importante ed è la manifestazione più brutale dell’amore, ma non per questo è la più vera. Si può essere sensuali, ma puri, disarmati e indifesi. Uno scandalo reinventato: dove nulla mai è palesato, nudità e pornografia non fanno più scalpore, sono all'ordine del giorno. Alice consapevole della doppiezza del suo compagno, non riesce a smettere di amarlo, sperando che l’uomo faccia la scelta giusta resistendo alla tentazione di rovinare tutto per una stupida sbandata. Dan, invece, non riesce a togliersi dalla testa Anna e, in preda ad un impulso infantile e vendicativo, finirà per gettarla nelle braccia di un altro, perchè è una grande impresa essere felici. Risulta anche a voi che molti medici, forse per allontanare le pulsioni di morte legate al mestiere, sono sessualmente sfrenati, un po' morbosetti e molto espliciti? Un saluto e un pensiero ai medici che conosco. E gli lancio un quesito: perchè, visto che viviamo in un'era molto libera, ci si masturba in rete? Buon 2015 amici

venerdì 26 dicembre 2014

Lecce. Festival del cinema invisibile: Zavorra di Vincenzo Mineo. 2012. Piccola storia di mare di Dario Di Viesto. 2013. L'amore necessario di Alessandro Tamburini.2012

Un documentario che ascolta le parole di un gruppo di anziani trapanesi ospiti in una struttura geriatrica, nel momento della loro esistenza più brutto. Malattia, troppa solitudine, ricordi. Chi prega, chi non sa più in chi o in cosa credere in un susseguirsi di giorni tutti uguali. Nel 1800 le navi che arrivavano nel porto di Trapani scaricavano la “zavorra” nei pressi delle saline. La “zavorra” è la terra, cioè i sacchi di terra che le navi usavano per tenersi in equilibrio. Su quella terra un secolo più tardi è stato costruito un ospizio per anziani. Il documentario ha vinto il Miglior Film Sezione "Human Rights Doc" al V Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli / Rassegna Nazionale ed è ora in concorso al Festival del cinema del reale di Lecce
Un anziano pescatore malato non esce di casa da molto tempo e mentre sta pulendo il pesce trova fra le viscere un pesciolino ancora vivo. Nella vita dell’anziano si risveglia qualcosa: la sua vita che sta per finire ritrova vigore nel dimenarsi di quel piccolo pesce finito nelle viscere di quel pesce più grande. Un narrato essenziale snocciolato nell'ultimo tragitto del pescatore verso il mare
L'amore necessario è il più breve dei tre cortometraggi: solo 7 minuti. Protagonista una coppia romagnola di 71 anni lui e 61 lei. Lui è un pittore un po'sregolato, lei un'infermiera con un bellissimo e accomodante sorriso. Il regista vuole cogliere il loro vivere a mille, nonostante l'età non giovanissima. Il sesso due o tre volte a settimana "fatto a volte con il cervello e a volte con l'uccello", sembra suggerire la paura del non vivere tutto pienamente, la paura della morte, la speranza di essere accudito dalla moglie e di morire prima di lei. Una docufiction semplicistica, ma simpatica.

mercoledì 24 dicembre 2014

La spettatrice di Paolo Franchi. 2003

"Il regalo è una miseria, ma tu mi amerai per il prezioso regalo che non c'è."
Una traduttrice simultanea è ossessionata dal suo sconosciuto dirimpettaio tanto da arrivare a seguirlo nei suoi trasferimenti professionali. Ho scelto questo film per la Vigilia, perchè trasmette inquietudine, un po'come il periodo natalizio. E'freddo al punto giusto: una gelida Torino di finestre e fermate d'autobus. Di sciarpe che ti coprono il viso. E poi silenzi, parole soffocate, pedinamenti, inseguimenti del cuore. E'l'esordio alla regia di Paolo Franchi: aspro, ruvido, minimale, dominato da una messa in scena molto potente (la panoramica sul molo di Trieste che annega tra i capelli di Valeria sferzati dalla bora è un piccolo gioiello da stringere al cuore). Il professionista ha una compagna matura, Valeria ne diventa collaboratrice editoriale. Penetra, pian piano, fra le pieghe del loro rapporto incrinandone il precario equilibrio. Ma Valeria poi scappa, come se il suo compito fosse concluso, in preda ai fantasmi di sé. Roma impressionista: riflessi opachi, vetrate, diagonali strette, angoli acuti. Perchè attraverso le lenti della propria solitudine si finisce spesso per guardare il mondo da spettatore, osservando gli altri ingegnarsi per cambiare il corso della propria vita, di prendere decisioni e fare scelte. Ma rimanendo fermi. Stupenda e misera città, che m’hai insegnato ciò che allegri e feroci gli uomini imparano bambini, […] come andare duri e pronti nella ressa delle strade, rivolgersi a un altro uomo senza tremare […] Scriveva Pier Paolo Pasolini che amava Roma come si ama una donna, tanto da aver l’ardire di “lasciarci pure la pellaccia”, lui che veniva dal nord ma che cercava il mistero del vivere al Sud, quello dei profondi affetti, del profondo dolore, del profondo sentire. Ma che nasconde: “Ti invidio perché sai stare da sola” - dice l’amica bionda mentre la musica del locale da ballo dove è ambientata la scena prende il sopravvento sulle sue parole e inghiotte avida il corpo magro della silenziosa e tormentata protagonista.

giovedì 23 ottobre 2014

Bram Stoker 's Dracula di Francis Ford Coppola. 1992

Direi che la signorina Lucy è più calorosa di una sposa di giugno che cavalca nuda un cavallo senza sella in mezzo al Sahara.
Nella Londra vittoriana, l'antico principe Vlad Tepes, noto come Dracula, si aggira alla ricerca di Mina, sosia dell'amata scomparsa quattro secoli prima. Dracula si mette sulle tracce di Mina dopo averla vista nel ritratto custodito da Jonathan Harker, fidanzato della ragazza ora tenuto prigioniero nel castello del Conte in Transilvania. Il famoso morso draculiano alla giugulare, una delle parti erogene femminili per eccellenza; il sangue di cui si ciba è simbolo di passione e di vita. La stessa Lucy - vittima predestinata del mostro – nella sequenza visivamente più carnale ed esplicita, indossa un abito arancione dalla tonalità volutamente accesa. Dracula succhia il sangue, è il solo modo per perpetrare la sua vita. Molti insetti uccidono il partner durante il coito o muoiono subito dopo. L’amore è una pratica cannibalesca per antonomasia: l’amante fagocita l’amata in senso fisico (durante l’atto sessuale) o emotivamente (rendendolo quanto più simile a sé). Dracula sintetizza il principio, che cinematograficamente ne ha conclamato il successo: è eros e thanatos insieme, e tale dicotomia ha evidenziato potenzialità espressive inimmaginabili, tali da rendere non solo immortale il mito ma sempre attuale il personaggio. Bellissima la scelta di Mina che per amore si fa vampirizzare, mi ha commosso.Coppola ci mostra quello che accadeva nelle camere da letto ipocrite di una società ispirata al vittorianesimo e filtrata e dal gusto del puro intrattenimento cinematografico e dall’obiettivo secondario dello spettacolo: divenire un classico subito sopo l’uscita e fare soldi a palate. Obiettivi centrati. Le musiche di Kilar, ancora adesso saccheggiate per accompagnare trasmissioni quali Chi l'ha visto, per incuotere paura? Gary Oldman è figo, ma lontano anni luce fisicamente e come recitazione dai pur ottimi Dracula di Christopher Lee e di Frank Langella, è un ottimo antieroe romantico, troppo istrionico il Van Helsing di Anthony Hopkins, sexy e terrificanti le spose del vampiro, tra cui spiccano la finta innocente vampirizzata Sadie Frost e l’allora esordiente Monica Bellucci, al centro di una delle scene più erotiche del film.

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