Patate chiuse in una benda attorno alla testa per curare l'emicrania. Geremia Cuoredoro è brutto, sudato e vive in una casa senza luce con l'anziana madre sempre sdraiata sul letto, vive lì senza muoversi mai.
Geremia non ha il cuore d'oro, è un usuraio, cuore d'oro è la descrizione che la sua mente malata fa di se stesso. Il geniale Bentivoglio è il suo fedele compare, vive in una roulotte tappezzata di donne nude. Rapporto ossessivo col sesso, rapporto ossessivo coi soldi, in queste sequenze oniriche in cui la muisca psichedelica la fa da padrone vanno in scena le varie manie-ossessioni dei personaggi.E poi arriverà l'amore per la bella miss, bionda, arrogante, sfrontata, cinica e arrivista (la bellissima Laura Chiatti):
Rosalba: “Come si diventa disperato come te?”.
Geremia “Trascorrendo un’infanzia felice.”
Un uomo viscido, orribile, con l'unghia del mignolo molto lunga, è lui l'amico di famiglia del titolo. Un film ricco di immagini, suoni, di sinestesie. Stupenda l'immagine di apertura: la testa di una suora che emerge a malapena dalla sabbia. Una sceneggiatura che seduce, incanta, prende. Estetismo di altissimo livello a corredo della la psicologia degli uomini, li contagia di pienezza.
La mediocrità provinciale: il kitsch, le bombiere di matrimoni celebrati solo per fare bella figura, la dipendenza dal gioco, i ritocchi dal chirurgo plastico, marchette orali il giorno del matrimonio.
Sorrentino ti stordisce come quando ti trovi davanti un uomo che capisci al volo sia interessante e vuoi portartelo a letto: “Noi abbiamo il tanfo delle persone malate, Amanda. Siamo malati, ma siamo bellissimi”.
“Mi accorgevo di avere la pelle d’oca. Senza una ragione, dato che non avevo freddo. Era forse passato un fantasma su di noi? No, era stata la poesia. Una scintilla si era staccata dal poeta e mi aveva dato una scossa gelida. Avevo voglia di piangere; mi sentivo molto strana.Avevo scoperto un nuovo modo di essere felice.” (Sylvia Plath)
giovedì 30 maggio 2013
L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino, 2006
La madre di Geremia: "Tutti rubano, Geremia, e tutti sono infelici".
Patate chiuse in una benda attorno alla testa per curare l'emicrania. Geremia Cuoredoro è brutto, sudato e vive in una casa senza luce con l'anziana madre sempre sdraiata sul letto, vive lì senza muoversi mai.
Geremia non ha il cuore d'oro, è un usuraio, cuore d'oro è la descrizione che la sua mente malata fa di se stesso. Il geniale Bentivoglio è il suo fedele compare, vive in una roulotte tappezzata di donne nude. Rapporto ossessivo col sesso, rapporto ossessivo coi soldi, in queste sequenze oniriche in cui la muisca psichedelica la fa da padrone vanno in scena le varie manie-ossessioni dei personaggi.E poi arriverà l'amore per la bella miss, bionda, arrogante, sfrontata, cinica e arrivista (la bellissima Laura Chiatti):
Rosalba: “Come si diventa disperato come te?”.
Geremia “Trascorrendo un’infanzia felice.”
Un uomo viscido, orribile, con l'unghia del mignolo molto lunga, è lui l'amico di famiglia del titolo. Un film ricco di immagini, suoni, di sinestesie. Stupenda l'immagine di apertura: la testa di una suora che emerge a malapena dalla sabbia. Una sceneggiatura che seduce, incanta, prende. Estetismo di altissimo livello a corredo della la psicologia degli uomini, li contagia di pienezza.
La mediocrità provinciale: il kitsch, le bombiere di matrimoni celebrati solo per fare bella figura, la dipendenza dal gioco, i ritocchi dal chirurgo plastico, marchette orali il giorno del matrimonio.
Sorrentino ti stordisce come quando ti trovi davanti un uomo che capisci al volo sia interessante e vuoi portartelo a letto: “Noi abbiamo il tanfo delle persone malate, Amanda. Siamo malati, ma siamo bellissimi”.
Patate chiuse in una benda attorno alla testa per curare l'emicrania. Geremia Cuoredoro è brutto, sudato e vive in una casa senza luce con l'anziana madre sempre sdraiata sul letto, vive lì senza muoversi mai.
Geremia non ha il cuore d'oro, è un usuraio, cuore d'oro è la descrizione che la sua mente malata fa di se stesso. Il geniale Bentivoglio è il suo fedele compare, vive in una roulotte tappezzata di donne nude. Rapporto ossessivo col sesso, rapporto ossessivo coi soldi, in queste sequenze oniriche in cui la muisca psichedelica la fa da padrone vanno in scena le varie manie-ossessioni dei personaggi.E poi arriverà l'amore per la bella miss, bionda, arrogante, sfrontata, cinica e arrivista (la bellissima Laura Chiatti):
Rosalba: “Come si diventa disperato come te?”.
Geremia “Trascorrendo un’infanzia felice.”
Un uomo viscido, orribile, con l'unghia del mignolo molto lunga, è lui l'amico di famiglia del titolo. Un film ricco di immagini, suoni, di sinestesie. Stupenda l'immagine di apertura: la testa di una suora che emerge a malapena dalla sabbia. Una sceneggiatura che seduce, incanta, prende. Estetismo di altissimo livello a corredo della la psicologia degli uomini, li contagia di pienezza.
La mediocrità provinciale: il kitsch, le bombiere di matrimoni celebrati solo per fare bella figura, la dipendenza dal gioco, i ritocchi dal chirurgo plastico, marchette orali il giorno del matrimonio.
Sorrentino ti stordisce come quando ti trovi davanti un uomo che capisci al volo sia interessante e vuoi portartelo a letto: “Noi abbiamo il tanfo delle persone malate, Amanda. Siamo malati, ma siamo bellissimi”.
venerdì 24 maggio 2013
La chiave di Sara di Gilles Paquet-Brenner. 2012
“A volte le storie che non riusciamo a raccontare sono proprio le nostre”
Matrimonio non proprio riuscito tra una newyorkese e un francese. Ma dura, sono vent'anni. In questo personale dolore viene innestato quello collettivo dei fatti del Velodromo D’inverno, il luogo in cui la polizia francese, per ordine dei tedeschi, rinchiuse per giorni e in condizioni disumane, migliaia di ebrei parigini rastrellati fra il 16 ed il 17 luglio 1942, in attesa di reindirizzarli verso i campi di concentramento e sterminio nazisti.
Quello che vien fuori dalle carte della giornaista (la protagonista) è la storia di Sara, una bambina ebrea di 10 anni che nascose il fratellino Michel nell’armadio quando la polizia fece irruzione in casa Starzynski ed arrestò la sua famiglia. Nonostante i sessant'anni di differenza, le storie di Julia e Sara s'intersecano perchè Julia sta ristrutturando proprio l'appartamento appartenuto alla famiglia di Sara prima della deportazione.
Da insegnante di storia posso asserire con certezza che questa è sicuramente una delle pagine meno sconosciute e menzionate, si parla di governo collaborazionista, ma non di questo sterminio.
Molto toccante nel film il momento in cui sara bussa alla porta dell'attuale suocero di Julia e trova il fratello nell'armadio morto afissiato. E quindi quella gravidanza tarda di Julia e non voluta dal marito diventa un modo per riscattare la vita dei bambini morti, o andando più sul personale, la vita di Sara poi morta suicida dopo essersi sposata e aver messo al mondo un bambino.
Un film scolastico, adatto ai più giovani.
Matrimonio non proprio riuscito tra una newyorkese e un francese. Ma dura, sono vent'anni. In questo personale dolore viene innestato quello collettivo dei fatti del Velodromo D’inverno, il luogo in cui la polizia francese, per ordine dei tedeschi, rinchiuse per giorni e in condizioni disumane, migliaia di ebrei parigini rastrellati fra il 16 ed il 17 luglio 1942, in attesa di reindirizzarli verso i campi di concentramento e sterminio nazisti.
Quello che vien fuori dalle carte della giornaista (la protagonista) è la storia di Sara, una bambina ebrea di 10 anni che nascose il fratellino Michel nell’armadio quando la polizia fece irruzione in casa Starzynski ed arrestò la sua famiglia. Nonostante i sessant'anni di differenza, le storie di Julia e Sara s'intersecano perchè Julia sta ristrutturando proprio l'appartamento appartenuto alla famiglia di Sara prima della deportazione.
Da insegnante di storia posso asserire con certezza che questa è sicuramente una delle pagine meno sconosciute e menzionate, si parla di governo collaborazionista, ma non di questo sterminio.
Molto toccante nel film il momento in cui sara bussa alla porta dell'attuale suocero di Julia e trova il fratello nell'armadio morto afissiato. E quindi quella gravidanza tarda di Julia e non voluta dal marito diventa un modo per riscattare la vita dei bambini morti, o andando più sul personale, la vita di Sara poi morta suicida dopo essersi sposata e aver messo al mondo un bambino.
Un film scolastico, adatto ai più giovani.
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venerdì 17 maggio 2013
Il pranzo di Babette di Gabriel Axel. 1987
“Come posso privarmi delle mie figlie, sono per me come la mano destra e sinistra”
Una cuoca francese si rifugia in Danimarca presso due sorelle nubili ormai un po' in là con gli anni. Una parabola sulla vita, sulla fede. Divertente, fuori moda, fuori sincrono. Una voce narrante femminile ci spiega la storia di un anziano pastore protestante (padre delle due donne) fedele seguace di Martin Lutero. Una costa fuori dal tempo e abbandonata quella in cui vivono, una setta religiosa tutta composta da persone anziane. Con un salto al passato apprendiamo dei corteggiamenti andati male verso le due sorelle, ubbidienti al padre e quindi decise a rimanergli fedele e a non allontanarsi per alcun motivo da lui. Due angeli bellissimi ma inconquistabili, cantano per glorificare Dio. Una di loro prende lezioni di canto, ma quando il maestro le fa delle avances ella manda il padre a disdire le altre lezioni pianificate. Due suore quindi, consacrate alla verginità e alla vita religiosa, ma mancanti del carisma del padre. Così' quando il pastore muore, le sorelle faticano a mantenere unito il gruppo, che sente lo spirito religiosa ormai venir meno e solo astratto e si accusano tra di loro.
In questo frangente arriva Babette che scappa da Parigi durante la rivoluzione della Comune e cerca rifugio. In un primo momento le dure sorelle hanno dei dubbi: è una cattolica, una papista (reca con sè una lettera di presentazione del maestro di canto, quindi papista)quindi una pagana.
Guardano con sospetto alla donna soprattutto quando in occasione del centenario della morte del loro padre si offre di prepare una cena francese. Che sorta di dissolutezza peccaminosa porterà la donna? Le sorelle hanno paura della gioia, della goduria. Ma in realtà sebbene loro lo ignorino quella cena rappresenta per Babette un sacrificio: per allestirla spende, infatti, tutto quello che vince alla lotteria. Ma un commensale particolarmente colto si accorge della prelibatezza di quel piatto e ricorda uno chef donna parigino come l'unico in grado di simili eccellenze a tavola. Come i discepoli sulla strada di Emmaus hanno riconosciuto Gesù da come ha dato loro il pane, così Babette viene allo scoperto in chi ha occhi (e palato in questo caso) per intendere.
Un piccolo capolavoro di eleganza e raffinatezza, mi pento di aver conosciuto questo regista solo ora. Ma dov'eri?
Una cuoca francese si rifugia in Danimarca presso due sorelle nubili ormai un po' in là con gli anni. Una parabola sulla vita, sulla fede. Divertente, fuori moda, fuori sincrono. Una voce narrante femminile ci spiega la storia di un anziano pastore protestante (padre delle due donne) fedele seguace di Martin Lutero. Una costa fuori dal tempo e abbandonata quella in cui vivono, una setta religiosa tutta composta da persone anziane. Con un salto al passato apprendiamo dei corteggiamenti andati male verso le due sorelle, ubbidienti al padre e quindi decise a rimanergli fedele e a non allontanarsi per alcun motivo da lui. Due angeli bellissimi ma inconquistabili, cantano per glorificare Dio. Una di loro prende lezioni di canto, ma quando il maestro le fa delle avances ella manda il padre a disdire le altre lezioni pianificate. Due suore quindi, consacrate alla verginità e alla vita religiosa, ma mancanti del carisma del padre. Così' quando il pastore muore, le sorelle faticano a mantenere unito il gruppo, che sente lo spirito religiosa ormai venir meno e solo astratto e si accusano tra di loro.
In questo frangente arriva Babette che scappa da Parigi durante la rivoluzione della Comune e cerca rifugio. In un primo momento le dure sorelle hanno dei dubbi: è una cattolica, una papista (reca con sè una lettera di presentazione del maestro di canto, quindi papista)quindi una pagana.
Guardano con sospetto alla donna soprattutto quando in occasione del centenario della morte del loro padre si offre di prepare una cena francese. Che sorta di dissolutezza peccaminosa porterà la donna? Le sorelle hanno paura della gioia, della goduria. Ma in realtà sebbene loro lo ignorino quella cena rappresenta per Babette un sacrificio: per allestirla spende, infatti, tutto quello che vince alla lotteria. Ma un commensale particolarmente colto si accorge della prelibatezza di quel piatto e ricorda uno chef donna parigino come l'unico in grado di simili eccellenze a tavola. Come i discepoli sulla strada di Emmaus hanno riconosciuto Gesù da come ha dato loro il pane, così Babette viene allo scoperto in chi ha occhi (e palato in questo caso) per intendere.
Un piccolo capolavoro di eleganza e raffinatezza, mi pento di aver conosciuto questo regista solo ora. Ma dov'eri?
mercoledì 8 maggio 2013
Una vita tranquilla di Claudio Cupellini. 2010
"Domani parti, se tutto va bene avrai una vita tranquilla".
Malavita napoletana ma con accento tedesco.Un notevole Toni Servillo. La sua vita tranquilla. La sua nuova vita. Fin quando due giovani provenienti dal suo passato la sconvolgono. Due killer. Si, proprio di quelli che sparano, uccidono senza pietà.
Non rivelo nulla di eclatante se svelo che uno dei due è ovviamente il figlio di Rosario, lo capirete subito. Smaltimento dei rifiuti made in Naple. Qualcuno deve essere fatto fuori. Rosario è costretto a ricambiare vita. Il fu Rosario comincia quindi verso la fine del film la sua terza esistenza.
Magistrale la scena della cena che precede l'omicidio di Rosario, qualcosa di unico, un gioiellino. chapeau.La paternità negata che rende Diego così fragile dona ancora più fascino al suo personaggio.
Ansia, dolore, turbamento. Un film che trasmette. Tanto.
Malavita napoletana ma con accento tedesco.Un notevole Toni Servillo. La sua vita tranquilla. La sua nuova vita. Fin quando due giovani provenienti dal suo passato la sconvolgono. Due killer. Si, proprio di quelli che sparano, uccidono senza pietà.
Non rivelo nulla di eclatante se svelo che uno dei due è ovviamente il figlio di Rosario, lo capirete subito. Smaltimento dei rifiuti made in Naple. Qualcuno deve essere fatto fuori. Rosario è costretto a ricambiare vita. Il fu Rosario comincia quindi verso la fine del film la sua terza esistenza.
Magistrale la scena della cena che precede l'omicidio di Rosario, qualcosa di unico, un gioiellino. chapeau.La paternità negata che rende Diego così fragile dona ancora più fascino al suo personaggio.
Ansia, dolore, turbamento. Un film che trasmette. Tanto.
giovedì 18 aprile 2013
Il più bel giorno della mia vita di Cristina Comencini. 2001
L'istinto frega, ma la paura è ancora peggio.
Irene ha una casa molto grande, ma ai suoi tre figli sta comunque stretta. Sara, Rita e Claudio non hanno avuto un'infanzia felice, ma Irene è sempre stata tenuta fuori dal dolore. E ancora oggi, infatti, non lo comprende. Virna Lisi (Irene) è sempre uno schianto, appanna del tutto la sempre isterica Margherita Buy (la figlia maggiore Sara) che vedova non si è più risposata e stressa il suo unico figlio. Anche Rita (la figlia minore) non è felice per quanto sposata e Claudio è ancora costretto, seppur grande, a nascondere alla madre la sua omosessualità o meglio fingere di essere un eterosessuale. Poi un giorno, finalmente, - e quando stavo per spegnere, data la monotonia del film- un dibattito animato si accende mentre tutti pranzano una domenica e il film diventa da questo momento in poi decisamente più interessante.
E dal sentimentalismo comencino si penetra nel vivo, nel corpo, nella carne, il tutto però raccontato dalla più piccola, la giovane Chiara che con toni religiosi da pre.comunione filtra tutto con la purezza dei suoi otto anni. Una Roma barocca da cornice, la perfezione estetica di questi corpi di pietra, come quelli dei protagonisti, immobilizzati, saranno alla fine finalmente posseduti. E amati.
Credo sia il fiore all'occhiello della Comencini questa commedia, soprattutto per il cast, che definirei perfetto.
venerdì 1 marzo 2013
Anna Karenina di Joe Wright. 2013
"Non si chiede il perché quando si parla di amore..."
Unità di luogo : un teatro ed echi aristotelici. Una trovata che all'inizio cattura, ma che poi soffoca. Appiattimento psicologico ed emotivo. Suvvia la Karenina è l'Es femminile per eccellenza: bocciata totalmente Keira Knightley. L'unica prova che merita la sufficienza è quella di Jude Law nei panni del marito tradito.
Ottima l'idea di rendere il microcosmo altolocato della Russa di metà '800, meno brillante la resa. Pessimo il confronto con alte rappresentazioni del romanzo, se si vuole connotare di novità un canone narrativo ormai ben collaudato non bisogna puntare sull'azzardo, quindi boccio questa versione pop della Karenina.
Troppo assente l'amata Russia, troppo presente una patine english, troppo poco credibile un Anna che flirta con un giovane bel biondo senza che se ne veda la profondità. Aaron Johnson nei panni del conte Vronskij, oltre ad essere piatto ed inespressivo esagera con la tinta bionda, risultando un uomo dai capelli gialli.
Film passabile solo se ne escludete completamente l'audio e lo gustate nella sua messa in scena meramente estetica.
Unità di luogo : un teatro ed echi aristotelici. Una trovata che all'inizio cattura, ma che poi soffoca. Appiattimento psicologico ed emotivo. Suvvia la Karenina è l'Es femminile per eccellenza: bocciata totalmente Keira Knightley. L'unica prova che merita la sufficienza è quella di Jude Law nei panni del marito tradito.
Ottima l'idea di rendere il microcosmo altolocato della Russa di metà '800, meno brillante la resa. Pessimo il confronto con alte rappresentazioni del romanzo, se si vuole connotare di novità un canone narrativo ormai ben collaudato non bisogna puntare sull'azzardo, quindi boccio questa versione pop della Karenina.
Troppo assente l'amata Russia, troppo presente una patine english, troppo poco credibile un Anna che flirta con un giovane bel biondo senza che se ne veda la profondità. Aaron Johnson nei panni del conte Vronskij, oltre ad essere piatto ed inespressivo esagera con la tinta bionda, risultando un uomo dai capelli gialli.
Film passabile solo se ne escludete completamente l'audio e lo gustate nella sua messa in scena meramente estetica.
giovedì 28 febbraio 2013
Giulia non esce la sera di Giuseppe Piccioni. 2009
"Guarda che non riesci a tirarmi giù. Nemmeno tu ci riesci".
Guido scrive ed ha successo ma non ne conosce il motivo.E'un po'depresso, non dialoga con la moglie, non comprende bene la figlia, la manda in piscina senza che lei ne abbia voglia e così quell'abbonamento annuale finisce per usarlo lui. L'istruttrice è Giulia, quella che come da titolo non esce mai la sera. Ma perchè?
Comprenderlo subito non è facile, tanti personaggi ambigui sono presenti nel narrato e un po'ci distolgono dal problema principe. Perchè se nessuno legge i libri di Guido, nemmeno la sua editrice, lui ha successo? Perchè nonostante questo successo a lui importi poco?
E'uno scrittore anomalo: non ha studiato, non legge. Ha una figlia che si approccia al sesso e lui la osserva da un'altra casa, vive infatti da solo, in attesa che si trasferisca nella nuova casa con la sua famiglia che intanto è lì che lo attende. Ma lui non si decide e comincia a lavorare al suo nuovo libro. Giulia lo riporta alla vita. Quella vera e non fatta di episodi onirici che lui racconta e vede palesarsi poi nella sua realtà.
Valeria Golino è qui ineccepibile: voce nasale, maschile e dura per un passato come il suo che la porta a nuotare sul fondo della piscina dove si osserva tutto molto meglio. Ha ucciso un uomo ma per tutta la durata del film il suo senso di colpo non viene mai fuori. Vuole solo riabbracciare la figlia che la ripudia: "assassina puttana". Le emozioni di entrambi i personaggi principali: Guido e Giulia vengono fuori in quel loro amplesso. Tutto ammaliante così come la bellissima colonna sonora dei Baustelle. Film pieno di difetti, ma così tremendamente italiano da perdonargli tutto e che sa rimanere a galla, come i suoi protagonisti! “Io so stare a galla, a fondo non ci vado”.
Guido scrive ed ha successo ma non ne conosce il motivo.E'un po'depresso, non dialoga con la moglie, non comprende bene la figlia, la manda in piscina senza che lei ne abbia voglia e così quell'abbonamento annuale finisce per usarlo lui. L'istruttrice è Giulia, quella che come da titolo non esce mai la sera. Ma perchè?
Comprenderlo subito non è facile, tanti personaggi ambigui sono presenti nel narrato e un po'ci distolgono dal problema principe. Perchè se nessuno legge i libri di Guido, nemmeno la sua editrice, lui ha successo? Perchè nonostante questo successo a lui importi poco?
E'uno scrittore anomalo: non ha studiato, non legge. Ha una figlia che si approccia al sesso e lui la osserva da un'altra casa, vive infatti da solo, in attesa che si trasferisca nella nuova casa con la sua famiglia che intanto è lì che lo attende. Ma lui non si decide e comincia a lavorare al suo nuovo libro. Giulia lo riporta alla vita. Quella vera e non fatta di episodi onirici che lui racconta e vede palesarsi poi nella sua realtà.
Valeria Golino è qui ineccepibile: voce nasale, maschile e dura per un passato come il suo che la porta a nuotare sul fondo della piscina dove si osserva tutto molto meglio. Ha ucciso un uomo ma per tutta la durata del film il suo senso di colpo non viene mai fuori. Vuole solo riabbracciare la figlia che la ripudia: "assassina puttana". Le emozioni di entrambi i personaggi principali: Guido e Giulia vengono fuori in quel loro amplesso. Tutto ammaliante così come la bellissima colonna sonora dei Baustelle. Film pieno di difetti, ma così tremendamente italiano da perdonargli tutto e che sa rimanere a galla, come i suoi protagonisti! “Io so stare a galla, a fondo non ci vado”.
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