sabato 27 agosto 2016

Qualcuno da amare di Abbas Kiarostami. 2012

Il professor Watanabe, interpretato da Tadashi Okuno, è un non professionista che ha fatto per cinquant'anni la comparsa senza pronunciare un parola, e che si ritrova a ricoprire un ruolo di primo piano a quanto pare a sua insaputa: è lo stesso Kiarostami ovviamente, come il professore di sociologia, all'epoca al tramonto della sua carriera. Come in Copia Conforme si salvano solo i suggestivi giochi di luce, anche se qui il lavoro è meno intellettuale. Tutto ciò a conferma che l'ultimo Kiarostami è totalmente da evitare.

venerdì 26 agosto 2016

Shortbus – Dove tutto è permesso di John Cameron Mitchell. 2006

In una New York post 11 settembre uomini e donne si ritrovano allo Shortbus, locale underground nel quale inibizioni e vergogna lasciano posto a sesso, libertà, amore e piacere. inno anarchico sulla libertà fisica ed emozionale, apologo sfrenato al sesso e alle sue variazioni (e deviazioni, tutte apparentemente giustificate e giustificabili). Un approccio giocoso, spensierato ed esplicito ma mai volgare. film compulsivo intimamente. Un indie corale, spesso incoerente, ma affascinante proprio per questo.Presentato fuori concorso, con inaspettato successo, al Festival di Cannes. la storia racconta la vita di alcuni personaggi che frequentano lo Shortbus, locale underground di NY, nel quale le inibizioni non sono ammesse e il sesso e la libertà di espressione fanno da padrone. So che sembrerò eccesiva, ma se ogni 16enne, perchè no, anche a scuola, vedesse questo capolavoro di pellicola: il sessismo, l’omofobia, l’ignoranza, e il puritanesimo che stagna nella cultura (soprattutto italiana) della gente di oggi sarebbero annientati. Un amico mi ha informata del fatto che gli attori sono semisconosciuti, splendida colonna sonora ed eccezionale montaggio. Un piccolo capolavoro intimista e umanista, probabilmente il film del secolo, da vedere e diffondere. Perchè non è la bellezza che ci salverà, ma il sesso.
(Non segnalatemi, grazie)

giovedì 25 agosto 2016

Becoming Jane di Julian Jarrold. 2007

Nel tentativo di fare un omaggio a Jane e al suo ricchissimo universo il film Becoming Jane approfitta della quasi totale mancanza di dettagli sulla vita della Austen ( ringraziamo la sorella Cassandra per aver distrutto gran parte delle carte private di Jane) Per quanto forzate possano essere le supposizioni sulla natura del rapporto fra Jane Austen e Tom Lefroy, non c'è però alcun dubbio che i due si siano davvero innamorati e abbiano raggiunto un grado di confidenza notevole, discutendo di romanzi scandalosi come Tom Jones di Henry Fielding e ballando.Per il resto non la definirei una descrizione falsa, quanto sicuramente molto romanzata. Ma siamo sicuri che gli scrittori non lo facciano? che differenza ci sarebbe quindi? Ok, forse Austen non era una femminista, ma non l'ho vista bruciare il reggiseno nel film “Becoming Jane” è un film destinato a dividere.
Di fatto non si tratta di un biografia, ma di una pellicola liberamente ispirata alla scrittrice, ai suoi romanzi e a un libro che ipotizza una storia d’amore sulla base di qualche lettera della Austen alla sorella. Anche io a scuola ho studiato un'impettita zitellona inglese, qui le abbiamo solo reso un po'giustizia.

domenica 21 agosto 2016

Viviane di Romit e Shlomi Elkabetz. 2014

Viviane vuole il divorzio: da mesi ha lasciato il tetto coniugale ed è andata a vivere da un fratello sposato; fa la parrucchiera, non vuole soldi, desidera solo divorziare da dieci anni, da cinque si è decisa a chiederlo. Ma vive in Israele, nazione democratica dove però matrimonio e divorzio sono solo religiosi (anche in Italia sino al 1970, esisteva solo l'annullamento ecclesiastico, difficilissimo da ottenere).
Solo l'uomo può ottenere o concedere un divorzio, facendole cadere nella mani il Gett, il foglio con il suo consenso, pronunciando la frase "da adesso sei permessa a qualunque uomo", come un oggetto senza valore che può passare da un padrone all'altro. Bellissima la scena in cui Viviane, con dei meravigliosi capelli neri, che la religione considera un'arma di seduzione scandalosa, raccolti sulla nuca, in un momento di stanchezza e sfiducia li scioglie e accarezza le ciocche, un gesto sfrontato davanti ai rabbini che la richiamano immediatamente. I rabbini la chiamano donna, mai per nome, vogliono sapere se è stata pura durante la separazione, accusano il suo avvocato di amarla: un testimone dice "questa donna non è retta, l'ho vista in un caffè con un uomo che non era un parente".Un viaggio nella cultura dell’ebraismo mediterraneo, quello sefardita e quello dei mizrahi, degli ebrei impiantati nei paesi arabi – dal Marocco fino all’Iraq – da quasi duemila anni, fino alla fuga ed emigrazione di massa verso lo stato di Israele, o nei paesi europei, negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Prezioso. da vedere.

sabato 13 agosto 2016

Il Club (El Club) di Pablo Larraín. 2015

Pablo Larraín. appena quarantenne e cinque film capolavoro. Il Club (El Club) e si apre con dei versetti strappati alla Genesi: “Dio vide che la luce era cosa buona, e separò la luce dalle tenebre”.
Quattro preti vivono insieme in una casa al confine del mondo, ognuno di loro deve espiare una colpa, laddove senza gli abiti talari indosso si parlerebbe di crimini, quali pedofilia e traffico di minori. Una suora si prende cura di loro, fa da supervisore: esistenza sedata e rigidamente controllata, routine e preghiera, regole esaustive e allontanamento dal mondo. Può durare? No, arriva Sandokan, la voce che grisa nel deserto e fa ritornare a galla il passato: “Penetrazione”, “eiaculazione”, “prepuzio”, il suo mantra è esplicito, fanciullesco, torturato tra significato e significante.il refrain di Sandokan forza l’empatia, tortura le coscienze, perché ha la forza dolorosa del migliore cinema, ossia l’evocazione. quelle molestie s tupri vengono solo descritti, Larraín non si accanisce, ma nemmeno allevia la sofferenza. La posizione morale è la nostra: non solo è scomoda, fa male.Alla Chiesa, a Bergoglio (diciamolo pure) non spaenta l'inferno, ma l'opinione pubblica, la stampa Non c'è un vero pentimento, questo denuncia la pellica, anche suor Monica, la vigilante, racconta di una sua adozione: una bambina picchiata e maltrattata da lei, ma nega l’accaduto e incolpa sua madre di razzismo.

venerdì 12 agosto 2016

The Counselor - Il procuratore di Ridley Scott. 2013

“Io amo le donne intelligenti, ma sono un hobby costoso”
A Juarez. desolata località al confine col Messico tra pick-up e moto in preda ad eccessi di velocità, tra le lenzuola del procuratore del titolo di cui non sapremo mai il nome, Michael Fassbender intrecciato alle sinuose curve di Penelope Cruz, le pratica un cunnilingus (invidia pura) Il suo problema principale è però la liquidità e l’impossibilità di mantenere il suo stile da viveur a cui è abituato. L’occasione giusta si presenta sotto forma di un unico, redditizio affare con il Cartello messicano. Il film sembra suggerire che questo tipi di compromessi sono innati negli uomini. Anche l’amore più puro, così come il diamante scevro da imperfezioni, è pura utopia in questo universo immorale e si declina piuttosto in una ossessione per il sesso ampiamente distorta. Memorabile la scena che mi ha eccitata tantissimo: una perfetta controfigura di Cameron Diaz, in tenuta leopardata, usa il parabrezza di una gialla Ferrari, strusciandosi smutandata e depilata di fronte all’attonito Bardem nell’abitacolo.

sabato 6 agosto 2016

Non è un paese per vecchi di Joel & Ethan Coen. 2007

Quattro Oscar: Non E' un Paese per Vecchi arraffa metà delle statuette per le quali era in corsa. Miglior regia, miglior film, sceneggiatura non originale e attore non protagonista (Javier Bardem). Texas, fine anni '70. In seguito a una sparatoria tra narcotrafficanti avvenuta nel deserto, un reduce del Vietnam, trova sul luogo della strage, in pieno deserto, una valigetta con due milioni di dollari. Questa sarà la sua condanna: infatti, dopo averla presa, la sua vita diventerà un inferno. Sulle sue tracce si metterà Javier Bardem, uno spietato serial killer, a conoscenza del contenuto della valigia. Un uomo folle, che non esita a uccidere per puro piacere, e che lascerà durante il suo inseguimento una lunga scia di morte.
Adattamento del romanzo di Cormac McCarthy, il film dei Coen è perfetto. Al vecchio e malinconico sceriffo Bell il ruolo di (impotente) interprete morale dei fatti e dei tempi che corrono. L'esito è mortifero: l'anelito etico dello sceriffo è tanto intenso quanto vago e inutile. Perchè alla fine il male vince: Anton uccide Llewelyn e riprende possesso della valigetta, lo sceriffo che non è riuscito a proteggere l’uomo come doveva proteggere, decide alla fine di appendere il cinturone al chiodo e di andare in pensione. Il cattivo vince e il buono si arrende. Non se ne vedono tante di storie così, eh?

Coming Soon