sabato 14 gennaio 2012

The artist di Michel Hazanavicius. 2011


- “Perfetto! Ne facciamo un altro?”
- “Si, con piacere”



Sono emozionata. E' il mio primo film muto guardato al cinema. Io che muta lo sono stata per scelta di vita, mi sono sentita la protagonista, insieme all'attore principale, muto, artista degli anni '20, letteralmente scalzato dalle scene dall'avvento del sonoro e ostacolato nella nascita dell'amore da un orgoglio che sembra umanizzarsi, impossessarsi della sua anima e vivere la sua vita per lui. Fritz Lang. Ernst Lubitsch. Murnau. Si, vi verranno in mente tutti, tranne che per la storia d'amore che si snocciola tra un sorriso e un silenzio, moderna, vera sentita sebbene vissuta senza le parole.
Un bianco e nero che muta d'intensità a seconda dello stato delle cose:lucido e splendente nei momenti lieti, grigio e opaco nei momenti più cupi.
Siamo ad HollywoodLand George Valentin è un divo del cinema muto nei suoi tempi migliori: richiesto, amato, seguito. Un omaggio a Clark Gable il suo: baffetti e sguardo magnetico ed anche a Rodolfo Valentino.
Ma gli anni '30 a seguito del crollo delle borse, saranno caratterizzati dalla grande depressione. C'è bisogno di freschezza, novità: arriva il sonoro, un pericolo grosso per chi ha fatto del muto la sua gloria e la sua potenza. Peppy Miller è una giovane e sciroccata ragazza che Valentin conosce per caso ad una prima, era tra le ragazze che lo attendevano all'uscita, da principio quindi innamorata di lui. Da giovane esordiente spiccherà il volo, cavalcando l'onda del sonoro e diventando una star. Prenderà per uno strano gioco del destino il posto dell'amato Valentin, nel cuore dei fan e nella casa di produzione. Per una star in declino, eccone una in ascesa, così come in E'nata una stella.
Se all'inizio Valentin non si lascia andare alle lusinghe, se pur tentato, di quella che all'epoca era ancora una "soubrette" da comparsa nei suoi film, dopo quando cadrà in disgrazia, preso dal suo orgoglio inzialmente non si farà aiutare da quella graziosa ragazza a cui disegna un neo "per farle avere un qualcosa di diverso rispetto alle altre attrici" .
In realtà quello che il film magistralmente mette in scena è il dolore che a volte comporta "essere un artista", dove il successo è subordinato a mode e logiche di mercato e non al talento. Da qui la depressione del protagonista e il suo esiliarsi in una sorta di torre d'avorio, una prigionia dorata come in Viale del tramonto. Valentin rifiuta proprio la parola, sarà questa la causa della rottura del suo matrimonio, il silenzio con Peppy invece è un vero e proprio sentimento, fatto di sguardi, sorrisi, gesti, emozioni, le parole possono essere sostituite, sono superflue.
E la risalita avverrà proprio grazie all'amore ostinato dell'incantevole Peppy Miller, omaggio ad un altro film di Wilder: Giorni perduti. Sarà , infatti, proprio Peppy a favorire la rinascita artistica di George: lo sceglierà come partner in un film sonoro e ballato.
L'illusionista di Chomet vagava tra Parigi e la Scozia assieme alla sua bambina amica, ricordando il più tardo Leon, alla ricerca di un nuovo sé stesso, qui Valentin è sempre in compagnia di un fido cagnolino che gli salverà la vita. Raffinatezza sempre e comunque, un ogni singolo respiro di questa pellicola. Tante le citazioni che vi ho scorto: oltre che alla vicenda personale di Charlie Chaplin, il bellissimo tip-tap finale ricorda tanto Cantando sotto la pioggia.
- “Perfetto! Ne facciamo un altro?”
- “Si, con piacere”

Un film muto ma che parla. Al cuore e alla vostra anima. Saziatevene.

2 commenti:

  1. L'ho appena recensito anch'io! Se ti va puoi leggere anche la mia opinione!
    Mi sembra comunque che entrambi ne siamo stati colpiti molto positivamente!

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