venerdì 28 ottobre 2011

This must be the place, Sorrentino 2011

Cheyenne è una rockstar cinquantenne  non più in attività da molti anni.
Vive in una casa enorme con piscina che usa per giocare a pelota ed una grande cucina in cui "cuisine" è scritto grande sulle pareti e ci vive insieme alla moglie, un vigile del fuoco sempre sorridente, e molto più attiva di lui.
E' un personaggio molto eccentrico: cerone in volto e rossetto rosso sulle labbra in pieno stile goth.
E' un ebreo che ha lasciato casa e famiglia per raggiungere il successo e molto tempo dopo averlo raggiunto scrivendo "canzoni gotiche quando andavano di moda" vive nell’agiatezza, una vita piena di noia  che spesso si confonde con depressione.
La notizia che il padre, che non vede da 30 anni,  sta morendo lo riporta a New York.
Attraverso la lettura di alcuni diari, cerca di riscoprire la vita del padre, un ebreo sopravvisuto ad Auschwitz di vui porta i segni sul corpo e che negli ultimi trent’anni ha cercato di scovare un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti.
Sfruttando alcune informazioni dei diari, Cheyenne decide di proseguire le ricerche del padre e, dunque, di mettersi alla ricerca di un ormai ultranovantenne nazista tedesco.
Il film è un road-movie malinconico.
La storia parte da Dublino, per sbarcare (..sbarcare perchè Cheyenne ha paura degli aerei) a New York per arrivare in Michigan, New Mexico e Utah.
Attraversando l' America, si susseguono incomparabili scenari naturali e paesaggi umani.
Le immagini e la colonna sonora di David Byrne prendono spesso  il sopravvento sulle parole.

Durante il viaggio una serie di incontri, avventure ed apparizioni che lasciano lo spettatore a bocca aperta e a volte perplesso e che vanno dallo strampalato al surreale:
L'incontro in Michigan, con l'inventore della "valigia con le rotelle", oggetto che accompagna il protagonista per tutto il film,  L'apparizione di un uomo vestito da Batman, L’apparizione di David Byrne, leader dei Talking heads, nel ruolo di sé stesso in uno spettacolare pianosequenza che riprende una sua particolarissima esibizione

Straordinario Sean Penn, quasi irriconoscibile nei panni di Cheyenne.
Guardando il suo personaggio posso perfettamente citare lo stesso protagonista dicendo “Qualcosa mi ha disturbato, non so bene cosa, ma qualcosa mi ha disturbato…”.
Per quasi tutto il film parla con un filo di voce, quasi a fatica, ride in modo mugolato, surreale e sbilenco, cammina lentamente, sempre ricurvo e sempre con un qualcosa da trascinare, un trolley o una borsa per la spesa.
Una via di mezzo tra Robert Smith (the cure), Edward Mani di Forbice e i personaggi Emo di famose trasmissioni comiche italiane.
Però ha qualcosa che ti fa aspettare la prossima battuta, ed ogni volta che sbuffa sui lunghi capelli per spostarli dal volto provoca una risata in sala.
Spettacolare, è lui che trascina tutta la storia.

Bella la scena in cui imbracciando con aria impaurita una chitarra, canta assieme al bambino, la canzone che da il titolo al film.

In definitiva un film che affronta temi comuni, l’amore e l’assenza di un rapporto tra un padre e un figlio, l’incomunicabilità. Un film che vuole dire molto, a volte troppo.
Un film a tratti straordinario e a tratti banale, soprattutto in certi dialoghi irreali. (l'uomo che santifica la sua auto,il tatuatore chesi crede un artista, la donna che parla dell'olocausto).
Un film che va capito ed a volte è incomprensibile e che forse perde un pò nel doppiaggio di Sean Penn. 

Alcune curiosità: 
Il personaggio vestito da Batman che compare in una scena di fronte alla casa della moglie  di Aloise Lange esiste veramente.
Il personaggio di Mary, la giovane gothic-punk, amica di Cheyenne è interpretata da Eve Hewson, figlia di Bono degli U2, 


4 commenti:

  1. Per quanto mi riguarda, in nessuna battuta l'ho trovato banale. Poetico, fotografico, deliziosamente sarcastico. Mai banale.

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  2. Ciao Drugo, cosa avevi scritto nel post di sopra?

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  3. Sono curiosissimo di vederlo....se ne parla così tanto!

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