Anna (Stefania Sandrelli) è una malata terminale in balia delle cure palliative. Bruno Michelucci (Valerio Mastandrea) suo figlio, professore di lettere depresso, si accosterà al suo capezzale. Da qui una serie interminabile di ricordi made anni ‘70. Il piccolo Bruno insieme alla sorellina Valeria (Claudia Pandolfi) assistono alle sventure della madre prima cacciata di casa nel cuore della notte da un marito geloso, poi costretta ad un lungo peregrinare per trovare una sistemazione degna. Un tuffo nei litigi tra mamma e papà, la zia cattiva che si riprende il papà e i compagni di classe che sostenevano di essere andati a letto con mamma. I drammi dell'infanzia di Bruno e Valeria, affrontati con l'ironia della loro età ormai adulta.Nella perenne infelicità di Bruno ci ho visto la mia. Anche nelle sue passioni: scrive poesie, non festeggia il suo compleanno, lo trascorre dormendo al parco, fa uso "occasionale" di droghe e prova senza riuscirci a lasciare la sua compagna (perchè sarebbe meglio per lei). Un lungo viaggio per tornare a Livorno e un viaggio a ritroso nella sua infanzia. L'esuberanza della madre Anna, domestica, segretaria, ragioniera, comparsa a fianco di Mastroianni. Una donna forte, coraggiosa, col sorriso sempre sulla labbra, che qualche minuto prima della sua dipartita dal mondo sposa Loredano, colui che sapeva tutto di lei, che sempre l'aveva sostenuta ed aiutata nonostante tutti i suoi limiti. Anna, in fondo, è solo la vittima di una chiusa Livorno anni Settanta e del sessismo maschile. Ed anche Bruno soccombe. Ma alla fine troverà la pace interiore, sia nei confronti di se stesso, che nel rapporto con l'esuberante madre ("A me ha rovinato la vita, a lei anche, se magari vieni a conoscerla la rovina anche a te... non si sa mai!"). Anna e Bruno sono le personalità più interessanti in questo film di Paolo Virzì, uno l'antitesi dell'altro: Anna libera e priva di pregiudizi, sempre disponibile nei confronti della vita, degli uomini e dei figli, Bruno schiavo dei suoi vuoti interiori, burbero, muto, chiuso.
La tipica commedia all’italiana insomma, con qualche tocco malinconico e amaro in più forse. Un film godibile nel complesso, nonostante Claudia Pandolfi e Micaela Ramazzotti (Anna da giovane). Inadeguate al contesto. Ma il messaggio che lancia il film ruota proprio sulle inadeguatezze: è nell'imperfezione della vita il senso dell'equilibrio e della felicità. Anna morente sul letto, ride come una pazza quando scopre che il nome di battesimo dell'uomo che sta sposando è Loredano, "a saperlo non lo sposavo". E Bruno lo capirà?





